venerdì 28 maggio 2010

DAI SOLDI DEI POTENTI AL SANGUE DEI POPOLI. Boicottare le banche che finanziano imprese produttrici di morte (n°4 - giugno 2010)


Imprese come la “Beretta holding spa”, una delle principali aziende italiane leader al mondo nella produzione di armi da fuoco. Il vice presidente di questa azienda, Pietro Gussalli Beretta, siede nel consiglio di amministrazione di UBI Banca (Unione Banche Italiane), che nel 2009 ha investito 1 miliardo e 231 milioni di euro per conto delle industrie italiane che esportano armi nel mondo.

Un altro istituto bancario che contribuisce a questo sporco gioco è la Deutsche Bank, che versa 913 milioni di euro. Segue a ruota la BNL - BNP Paribas (il gruppo italo-francese) con 904 milioni di euro. Tra i gli istituti italiani che finanziano l’esportazioni di armi ci sono: Gruppo Intesa San Paolo, che versa 186 milioni, a cui andrebbero aggiunti anche i 47 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia; il gruppo Unicredit che versa 146 milioni di euro, Banca Antoniana Popolare Veneta 8.960.000 euro, Banca Cooperativa della Valsabbia 5.585.447, Gruppo BPM (Banco Popolare di Milano) 4.782.156 euro, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza 546.905 euro, BPER (Banco Popolare dell’Emilia Romagna) 424.963 euro, Banca Popolare FriulAdria 259.090 euro, Banco di Sardegna 119.110 euro, Banca Credito Cooperativo di Bientina 17.300 euro.

Spesso le persone non sono coscienti, o fanno finta di non sapere di questi traffici di armi che vengono fatti con i loro risparmi, che investono convinti che i loro soldi siano al sicuro. Tutto questo è un’illusione, caro cliente, la verità è che questi istituti di credito sono degli aguzzini senza pietà, speculatori che campano sulle spalle della gente.

Il gruppo Intesa San Paolo intrattiene rapporti economici con uno dei maggiori produttori di bombe a grappolo, la Lockeed Martin: il gruppo bancario ha contribuito con un prestito pari a 1.5 miliardi di dollari con scadenza a luglio 2012.
Sempre Intesa San Paolo ha contribuito con 52.5 miliardi di dollari al cartello (“syndicate”) composto da 31 banche che generano prestiti ad aziende come: Alliant Techsystems Atk, L-3 Communications, Lockheed Martin e Textron, con sede negli Stati Uniti, Hanwaha e Poongsan con sede in Corea del Nord, Roketsan con sede in Turchia e in fine la Technologies Engineering a Singapore. Fanno parte di questo “syndicate” il colosso bancario HSBC con sede a Londra, che contribuisce con un investimento pari a 650 miliardi di dollari, seguito da Goldman Sachs, Merril Lynch, Deutsche Bank, Jp Morgan, Citigroup, Barclays, Bank of America e Intesa San Paolo.

Le bombe a grappolo, che vengono costruite grazie agli investimenti di queste banche, sono ordigni che possono essere considerati armi di distruzione di massa. Questi marchingegni di morte sono composti da un contenitore che trasporta al suo interno da 200 a 250 piccoli ordigni. Un bombardiere può portare fino a 30 contenitori: ciò vuol dire che è in grado di colpire anche 7500 volte un territorio nello stesso momento. L’area colpita da questo ordigno può avere un perimetro ovale di 1500-2000 metri per 500-700 metri. Questa arma causa le sue vittime non soltanto durante i bombardamenti, ma porta un altro grosso problema: gli ordigni inesplosi, che spesso vengono raccolti da bambini attratti da questi contenitori simili a una lattina colorata, che vista con gli occhi di un bambino può sembrare un giocattolo, ma basta solo toccarli per farli scoppiare e la loro esplosione causa gravissime mutilazioni o perfino la morte.

È arrivato il momento di dire basta a questi fascisti in doppiopetto. Boicottiamo le banche che finanziano la guerra. Mettiamo fine a questo fiume di sangue.

1 commento:

Lisetta Sperindei ha detto...

Siamo nel 2016 ed immagino che le banche che fanno parte del suindicato elenco avranno ulteriormente allargato la loro partecipazione al finanziamento dei tanti massacri che avvengono nel mondo ad un ritmo sempre più veloce. E' insopportabile che tanti esseri umani debbano morire, e soffrire in modo indicibile vedendo uccisi i propri figli, per colpa di queste armi. Cerchiamo di aggiornare questo elenco e di pubblicarlo in ogni dove, su qualunque mezzo di comunicazione, invitando al boicottaggio nei confronti di quegli istituti che favoriscono questi massacri servendosi dei propri manager vestiti in giacca e cravatta.