L'associazione "Ci siamo anche noi" organizza un incontro informativo per tutti gli immigrati che si trovano a fare i conti col permesso di soggiorno a punti e per tutti i cittadini interessati.
L'incontro si terrà mercoledì 1 febbraio alle 21 presso la sala Scapolla, in corso Garibaldi 20. Sarà presente Enrico Belloli, avvocato volontario del Naga.
venerdì 27 gennaio 2012
giovedì 26 gennaio 2012
Dalla Cisam presidiata
La situazione è ancora ferma alla Cisam di Vellezzo Bellini, ancora chiusa, con 19 operai che hanno mesi di stipendio in arretrato e non sanno che futuro avranno loro e la loro fabbrica. Per avere i soldi hanno fatto partire un'ingiunzione tramite gli avvocati, mentre si parla di un'istanza di fallimento che sarebbe stata avanzata dalla proprietà (che oltre alla Cisam ha i magazzini della Sds, direttamente collegati, e anche una fabbrica in Ungheria dove si svolge parte del lavoro...) e dell'interesse di un compratore che però non si è ancora fatto vivo. Intanto, nell'incontro di giovedì scorso, i delegati hanno respinto la proposta ufficiosa di continuare la produzione tagliando a metà l'organico, con il licenziamento di 10 di loro, chiedendo piuttosto un contratto di solidarietà per lavorare tutti.
Il presidio va avanti ormai da 20 giorni: i lavoratori si alternano fuori dai cancelli, ricevendo l'appoggio di ex operai, cittadini del paese, di qualche negoziante e del comune di Vellezzo, per impedire un eventuale tentativo dell'azienda di far sparire le centinaia di migliaia di euro che, sotto forma di marmitte o di materiale ancora da lavorare, sono in magazzino. A parte il fatto che i clienti per cui lavorare c'erano ancora quando l'azienda è stata chiusa e che quindi il lavoro deve rimanere dov'è, si tratta di soldi sui quali i 19 lavoratori vantano un credito per via degli stipendi mai pagati, e che quindi continuano a tenere sotto controllo da vicino. Seguiranno aggiornamenti...
Il presidio va avanti ormai da 20 giorni: i lavoratori si alternano fuori dai cancelli, ricevendo l'appoggio di ex operai, cittadini del paese, di qualche negoziante e del comune di Vellezzo, per impedire un eventuale tentativo dell'azienda di far sparire le centinaia di migliaia di euro che, sotto forma di marmitte o di materiale ancora da lavorare, sono in magazzino. A parte il fatto che i clienti per cui lavorare c'erano ancora quando l'azienda è stata chiusa e che quindi il lavoro deve rimanere dov'è, si tratta di soldi sui quali i 19 lavoratori vantano un credito per via degli stipendi mai pagati, e che quindi continuano a tenere sotto controllo da vicino. Seguiranno aggiornamenti...
domenica 22 gennaio 2012
Dai lavoratori Yamaha Motor di Gerno di Lesmo - Per ulteriore chiarezza
Riceviamo una lettera aperta scritta dai 66 lavoratori e lavoratrici licenziati dalla Yamaha Motor Italia di Gerno di Lesmo (Monza), in risposta alle accuse del sindaco del paese Marco Desiderati. Il sindaco, che è anche parlamentare della Lega nord, dopo aver definito "immorale" la loro richiesta di avere la cassa integrazione in deroga afferma che queste persone, in presidio permanente da oltre un anno, non vogliono lavorare e vogliono fare i cassintegrati a vita.
PER ULTERIORE CHIAREZZA
In risposta al commento “poco edificante” del Sindaco di Lesmo (Mb), nonché Onorevole della Repubblica Italiana, Signor Marco Desiderati, che accusa gli ex lavoratori e lavoratrici della Yamaha Motor Italia di “non voler lavorare” e fare i cassaintegrati a vita, cosa assolutamente non veritiera. A tal proposito vorremmo informare che:
1) La chiusura del reparto produzione nel 2009, è avvenuta per decisione unilaterale, e sbagliata, da parte della Direzione Yamaha, nonostante la vittoria nel campionato mondiale di Valentino Rossi.
2) Siamo stati costretti a salire sul tetto aziendale per avere riconosciuto il diritto alla cassa integrazione, dato che il diritto al lavoro ci era stato negato.
3) Ci siamo resi da subito disponibili a reinserirci in un percorso lavorativo che prevedeva la produzione di auto elettriche, progetto che ci è stato proposto e poi naufragato per mancanza di finanziatori.
4) Ci siamo iscritti ed abbiamo frequentato corsi di formazione finalizzati alla ricollocazione senza nessun risultato, anche a seguito della crisi che ha investito maggiormente la Brianza.
5) Abbiamo presentato un progetto di auto-imprenditorialità, all’interno di capannoni inutilizzati di Yamaha Motor Italia, che è stato snobbato dagli organismi predisposti senza neppure una minima valutazione.
6) Abbiamo subìto accordi (Lodo prefettizio), “calati” sulla testa di tutti i lavoratori, che avrebbero sancito la rinuncia alla propria dignità, pagando di tasca propria per avere un posto di lavoro, con rinuncia totale del diritto all’impugnazione del licenziamento.
7) Chi ha accettato di aderire al Lodo prefettizio del luglio 2011 (2 persone) sono tuttora senza una ricollocazione, a dimostrazione che il percorso sottoscritto in Prefettura era incerto ed è rimasto inattuato.
8) I lavoratori e le lavoratrici hanno inoltrato decine di curriculum ad aziende ed agenzie interinali senza tuttavia avere esiti positivi, anzi, addirittura senza avere risposte.
Tutto quanto sopra citato, senza dimenticarci l’accantonamento, definito da tutti, anomalo, di 7.140.000./ Euro, del quale, a tutt’ora attendiamo una risposta esaustiva da parte dell’azienda.
Considerando che le nostre iniziative hanno sempre avuto la CENTRALITA’ DEL DIRITTO AL LAVORO, mentre tutti i sopra citati passaggi sono stati negativi, la RSU e Fiom Cgil si sono impegnati a richiedere alla Direzione Yamaha un periodo di Cassa Integrazione in Deroga (6 mesi + ulteriori 6 mesi) come ulteriore margine di tempo per la ricollocazione lavorativa, in grado di garantire una prospettiva dignitosa per tutti gli interessati al provvedimento di licenziamento.
Abbiamo dimostrato la nostra serietà e buona volontà nel cercare una soluzione lavorativa dignitosa, così da poter permettere alle nostre famiglie un futuro meno incerto.
Durante questo percorso abbiamo constatato la mancanza di sensibilità verso i temi del lavoro, non solo da parte della Direzione nipponica, ma, purtroppo, anche da parte delle istituzioni locali (Sindaco di Lesmo e Provincia di MB).
Siamo ancora in presidio ed abbiamo in programma altre iniziative. Chiediamo che le parti in causa dimostrino un sussulto di responsabilità relativa ai ruoli istituzionali ricoperti, per arrivare ad una trattativa seria ed esaustiva, finalizzata alla ricollocazione degli ultimi ex-lavoratori e lavoratrici tuttora senza lavoro.
Gerno di Lesmo, 21 Gennaio 2012
Ex lavoratori e lavoratrici di Yamaha Motor Italia Spa
PER ULTERIORE CHIAREZZA
In risposta al commento “poco edificante” del Sindaco di Lesmo (Mb), nonché Onorevole della Repubblica Italiana, Signor Marco Desiderati, che accusa gli ex lavoratori e lavoratrici della Yamaha Motor Italia di “non voler lavorare” e fare i cassaintegrati a vita, cosa assolutamente non veritiera. A tal proposito vorremmo informare che:
1) La chiusura del reparto produzione nel 2009, è avvenuta per decisione unilaterale, e sbagliata, da parte della Direzione Yamaha, nonostante la vittoria nel campionato mondiale di Valentino Rossi.
2) Siamo stati costretti a salire sul tetto aziendale per avere riconosciuto il diritto alla cassa integrazione, dato che il diritto al lavoro ci era stato negato.
3) Ci siamo resi da subito disponibili a reinserirci in un percorso lavorativo che prevedeva la produzione di auto elettriche, progetto che ci è stato proposto e poi naufragato per mancanza di finanziatori.
4) Ci siamo iscritti ed abbiamo frequentato corsi di formazione finalizzati alla ricollocazione senza nessun risultato, anche a seguito della crisi che ha investito maggiormente la Brianza.
5) Abbiamo presentato un progetto di auto-imprenditorialità, all’interno di capannoni inutilizzati di Yamaha Motor Italia, che è stato snobbato dagli organismi predisposti senza neppure una minima valutazione.
6) Abbiamo subìto accordi (Lodo prefettizio), “calati” sulla testa di tutti i lavoratori, che avrebbero sancito la rinuncia alla propria dignità, pagando di tasca propria per avere un posto di lavoro, con rinuncia totale del diritto all’impugnazione del licenziamento.
7) Chi ha accettato di aderire al Lodo prefettizio del luglio 2011 (2 persone) sono tuttora senza una ricollocazione, a dimostrazione che il percorso sottoscritto in Prefettura era incerto ed è rimasto inattuato.
8) I lavoratori e le lavoratrici hanno inoltrato decine di curriculum ad aziende ed agenzie interinali senza tuttavia avere esiti positivi, anzi, addirittura senza avere risposte.
Tutto quanto sopra citato, senza dimenticarci l’accantonamento, definito da tutti, anomalo, di 7.140.000./ Euro, del quale, a tutt’ora attendiamo una risposta esaustiva da parte dell’azienda.
Considerando che le nostre iniziative hanno sempre avuto la CENTRALITA’ DEL DIRITTO AL LAVORO, mentre tutti i sopra citati passaggi sono stati negativi, la RSU e Fiom Cgil si sono impegnati a richiedere alla Direzione Yamaha un periodo di Cassa Integrazione in Deroga (6 mesi + ulteriori 6 mesi) come ulteriore margine di tempo per la ricollocazione lavorativa, in grado di garantire una prospettiva dignitosa per tutti gli interessati al provvedimento di licenziamento.
Abbiamo dimostrato la nostra serietà e buona volontà nel cercare una soluzione lavorativa dignitosa, così da poter permettere alle nostre famiglie un futuro meno incerto.
Durante questo percorso abbiamo constatato la mancanza di sensibilità verso i temi del lavoro, non solo da parte della Direzione nipponica, ma, purtroppo, anche da parte delle istituzioni locali (Sindaco di Lesmo e Provincia di MB).
Siamo ancora in presidio ed abbiamo in programma altre iniziative. Chiediamo che le parti in causa dimostrino un sussulto di responsabilità relativa ai ruoli istituzionali ricoperti, per arrivare ad una trattativa seria ed esaustiva, finalizzata alla ricollocazione degli ultimi ex-lavoratori e lavoratrici tuttora senza lavoro.
Gerno di Lesmo, 21 Gennaio 2012
Ex lavoratori e lavoratrici di Yamaha Motor Italia Spa
venerdì 20 gennaio 2012
Milano, domenica 22/1 h. 15 Assemblea autoconvocata al presidio permanente sotto la torre occupata (binario 24 stazione centrale)
Segnaliamo questo appuntamento che segue l'assemblea tenutasi sempre in stazione centrale l'11 gennaio.
A promuoverlo sono quelle realtà che hanno partecipato a quello e ad altri incontri, con lo scopo di unire i diversi presidi e le diverse lotte in corso in questo momento: dai lavoratori dei Treni notte licenziati, in presidio sotto la "torre faro" occupata, al presidio permanente Esselunga di Pioltello ed altri operai delle logistiche, a quello dei 130 operai della Elnagh di Trivolzio, al coordinamento degli autoconvocati di Milano (Maflow, Marcegaglia, Nielsen, comune di Milano, regione Lombardia...).
Questo l'appello:
A tutti gli operai in lotta
A tutti i precari, discoccupati, studenti
A tutti quelli che subiscono gli effetti della crisi
Una crisi devastante si sta abbattendo sui proletari di mezzo mondo, mandando in frantumi tutte le sicurezze sociali e quel senso di relativo benessere che aveva illuso intere generazioni.
Operai licenziati in massa a causa delle operazioni di rapina dei padroni che, in nome della crisi, trasferiscono la produzione laddove si può imporre un maggiore sfruttamento, laddove la frase "diritti dei lavoratori" non è ancora entrata nel vocabolario comune.
Operai vittime di licenziamenti politici, per essersi opposti alle inaccettabili condizioni di sfruttamento e di caporalato, per aver combattuto la morte che aspetta dietro l'angolo a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza, per aver denunciato le angherie e i soprusi subiti quotidianamente dai capi..
In ogni caso sono sempre i lavoratori la prima trincea della guerra che viene scatenata dai padroni in difesa dei loro profitti e che per troppi anni abbiamo subito, in nome di una pace sociale, sindacale e politica, che in teoria doveva garantire migliori condizioni per tutti e che in realtà si è rivelata una trappola micidiale.
Oggi, con la crisi, questa verità storica viene a galla e, con essa, emergono anche le uniche scelte possibili: crollare nella miseria a cui ci vogliono condannare oppure alzarsi e combattere per un futuro diverso.
E sono già decine le situazioni che hanno cominciato a fare questa seconda scelta. Presidi, picchetti, scioperi, occupazioni...la classe operaia sta tornando ad alzare la testa e, con essa, tutti quelli che sono costretti a subire gli effetti della crisi, senza aver mai sposato la causa di chi l'ha prodotta.
Queste sono le premesse comuni alle realtà che si sono incontrate nel fuoco di queste lotte per solidarizzare e darsi forza reciproca, e che hanno cominciato a maturare l'esigenza di dare uno sbocco più avanzato al confronto che ne è venuto.
Ciò che contraddistingue i protagonisti di questo tentativo non è l'appartenenza a questo o quel percorso politico o sindacale, ma piuttosto la volontà di ricostruire un'effettiva unità dal basso utile ad affrontare la situazione attuale e a guardare avanti con maggior fiducia e coraggio.
- Una piattaforma di obiettivi comuni per passare dalla resistenza al contrattacco;
- Un piano di lotta basato sull’obiettivo di rotture reali e con un calendario coordinato;
- Una cassa di resistenza come strumento di autodifesa da costruire insieme;
- Una rete di comunicazione per far circolare informazioni e discussioni interne
Queste le ambizioni e le idee finora emerse nella discussione.
Altre, ovviamente, ne verranno col procedere degli avvenimenti.
Ciò di cui ci sentiamo sicuri è che non c'è tempo da perdere, che le esigenze che qui poniamo sono più che mature e che esistono le forze sufficienti per fare in modo che lo slogan "facciamo pagare ai padroni la loro crisi" diventi realtà.
giovedì 19 gennaio 2012
45° giorno di presidio alla Elnagh di Trivolzio
Continua la lotta dei 130 operai della Elnagh di Trivolzio, storica fabbrica di camper di cui Sea (proprietaria da 10 anni) ha deciso la chiusura, in contraddizione col suo stesso piano industriale, spostando il lavoro negli altri stabilimenti del gruppo ("Profit Before People" da "Aldo" dicembre 2011). La produzione è ferma da inizio dicembre: da allora i lavoratori sono in presidio davanti ai cancelli. La prima risposta ai piani dell'amministratore delegato De Costanzo è quindi quella di bloccare all'interno dell'azienda tutti i camper e le roulotte prodotte a Trivolzio, mentre la richiesta è quella dei contratti di solidarietà con cui ripartire il lavoro tra tutti gli stabilimenti di Sea, senza sacrificarne nessuno. La proprietà non ha mostrato nessuna disponibilità su questo punto, e ha preso tempo con offerte di trasferimento in Toscana per una decina di dipendenti sui 130 di Pavia o citando un ipotetico "mister x" interessato a rilevare il marchio Elnagh.
I tempi però stringono perchè al termine dei 75 giorni di consultazione (quindi dal 19 febbraio) stando così le cose i 130 operai della Elnagh finiranno direttamente in mobilità.
I tempi però stringono perchè al termine dei 75 giorni di consultazione (quindi dal 19 febbraio) stando così le cose i 130 operai della Elnagh finiranno direttamente in mobilità.
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ELNAGH IN LOTTA,
LOTTE LAVORATORI
lunedì 16 gennaio 2012
Mercoledì 18/1 h. 19, Aperitivo etnico di "Ci siamo anche noi" presso l'osteria Sottovento
Segnaliamo che mercoledì 18 gennaio a partire dalle 19 all'Osteria Sottovento (via Siro Comi, Pavia) ci sarà un aperitivo di autofinanziamento organizzato da "Ci siamo anche noi" per sostenere la scuola di italiano realizzata dall'associazione, che negli ultimi mesi ha organizzato anche corsi specifici per i rifugiati provenienti dalla Libia.
Aggiornamenti dalla Cisam di Vellezzo Bellini
Teoricamente dovevano rientrare oggi al lavoro i 19 operai della Cisam di Vellezzo, ma la fabbrica è ancora chiusa. Oggi era infatti il termine di un periodo di cassa integrazione chiesta dall'azienda ma mai autorizzata, che quindi esiste solo nelle parole dei proprietari: intanto gli operai si trovano senza un reddito e sono ancora in attesa dello stipendio di dicembre oltre che di gran parte di quello di novembre e della tredicesima. Di fronte a tutto questo, nessuna notizia ufficiale è arrivata. La proprietà per giorni e giorni non ha dato segni di vita, con i suoi dipendenti in presidio ai cancelli, e poi ha fatto addirittura circolare voci di possibili denunce verso gli stessi lavoratori proprio per aver parlato con i giornalisti della "scomparsa" del loro padrone.
In settimana ci saranno incontri che potrebbero portare un chiarimento sulla condizione finanziaria dell'azienda, che dichiara anche di non avere la liquidità per pagare gli stipendi arretrati.
Nel frattempo, da 10 giorni gli operai continuano a fare i turni per presidiare giorno e notte i cancelli, per evitare che lo stabilimento venga smantellato e che vengano portate via le diverse migliaia di marmitte che si trovano ancora all'interno.
In settimana ci saranno incontri che potrebbero portare un chiarimento sulla condizione finanziaria dell'azienda, che dichiara anche di non avere la liquidità per pagare gli stipendi arretrati.
Nel frattempo, da 10 giorni gli operai continuano a fare i turni per presidiare giorno e notte i cancelli, per evitare che lo stabilimento venga smantellato e che vengano portate via le diverse migliaia di marmitte che si trovano ancora all'interno.
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