Visualizzazione post con etichetta LOTTE LAVORATORI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LOTTE LAVORATORI. Mostra tutti i post

sabato 14 aprile 2012

Comunicato lavoratori Yamaha dopo il reintegro di 9 di loro

Pubblichiamo il comunicato degli ex lavoratori della Yamaha Motor di Gerno di Lesmo (Monza), protagonisti di 15 mesi di presidio, sulla sentenza che ordina il reintegro di 9 dipendenti del settore commerciale di Yamaha licenziati "senza giusta causa".


Comunicato stampa: Dedicato a tutte quelle persone che non smettono mai di lottare.

Giovedì 12 aprile 2012, presso il tribunale di Monza e Brianza (sezione Lavoro), Yamaha Motor Italia ha perso la causa legale intentata da 9 lavoratori del settore commercio licenziati, dopo un anno di cassa integrazione, nel gennaio 2010.
Il giudice del lavoro, Dott.ssa Nardo,  ha reintegrato tutti i lavoratori e lavoratrici sul proprio posto di lavoro.
Riteniamo questa sentenza memorabile, una vittoria che premia lo sforzo di tutte quelle persone che, in questa nostra vicenda, hanno sempre e concretamente sostenuto la durissima lotta dei lavoratori Yamaha. La vicenda è iniziata nell’ottobre 2009 quando, a fronte della irresponsabile decisione aziendale di licenziare 66 lavoratori e lavoratrici e chiudere l’intero reparto produzione moto, 4 lavoratori salirono sul tetto della multinazionale nipponica e vi restarono 8 giorni, sotto una fitta nevicata, rivendicando il diritto al lavoro e l’uso degli ammortizzatori sociali che potessero per lo meno attutirne il devastante impatto sociale causato da Yamaha.
Il 13 Dicembre 2010 è iniziato fuori dai cancelli dell’azienda un presidio permanente durato ben 445 giorni e notti dove, all’interno di una tenda, i lavoratori hanno continuato tenacemente la lotta pacifica ma determinata intraprendendo, dove era possibile, l’impugnazione dei licenziamenti e intentando anche cause legali per un riconoscimento economico.
Ora, questa sentenza, non solo reintegra i lavoratori Yamaha al proprio  posto di lavoro, ma sancisce, in un momento come questo, dove il mondo del lavoro e i suoi diritti sono sotto “attacco”, l’importanza di difendere ad ogni costo questi diritti, a partire dall’art. 18 dello statuto dei lavoratori che, come nel nostro caso, è stato determinante per riconquistare non solo il nostro posto di lavoro ma, soprattutto, riavere la nostra dignità di persona.

YAM66

www.yamaharesistiamo66.it
yamaha66licenziati@tiscali.it

mercoledì 21 marzo 2012

Esselunga di Pioltello (Milano), sabato h. 15 corteo per il reintegro e per i diritti


Dopo la decisione del tribunale di reintegrare due dei lavoratori licenziati per aver scioperato (non rispettata da Esselunga, che non li ha fatti tornare al lavoro) e dopo lo sgombero delle strutture del presidio permanente ordinato dal sindaco - del Partito "democratico" - di Pioltello, non si ferma la lotta per il reintegro di tutti i licenziati e per i diritti sul lavoro, negati dalle cooperative e da Esselunga.

Ieri è stato annunciato, per sabato prossimo (24 marzo), un corteo che partirà dai cancelli dei magazzini.
L'appuntamento è alle 15 alla logistica Esselunga, a Limito di Pioltello (200 metri dalla stazione, zona industriale Seggiano ovest)

martedì 20 marzo 2012

Sgomberato il presidio dei licenziati Esselunga di Pioltello. Stasera assemblea h. 21

Questa mattina è stato sgomberato il presidio permanente dei lavoratori licenziati della Safra, cooperativa che ha in appalto da Esselunga parte del lavoro di logistica nei magazzini di Pioltello. I licenziamenti (alcuni dei quali già dichiarati illegittimi in tribunale) sono arrivati dopo gli scioperi e i blocchi organizzati contro lo sfruttamento senza regole che regna all'interno dei magazzini, e sono stati usati per colpire chi prendeva parte alla lotta.
Oggi la repressione ha colpito il presidio situato nei pressi dei cancelli della logistica, dove già questa sera (ore 21) si terrà un'assemblea per proseguire la mobilitazione.

Riportiamo il comunicato firmato dal Si Cobas e dai partecipanti al presidio permanente.

Con la solita vigliaccheria che contraddistingue i deboli, alle ore 9 di questa mattina ingenti reparti delle forze dell'ordine (in tutto un'ottantina) hanno prima circondato e poi demolito le strutture del presidio permanente, soverchiando i 5 operai in turno al presidio. La decisione è maturata ieri sera grazie a un'ordinanza firmata dal sindaco del PD, Concas, già protagonista nel recente passato di eroiche imprese contro i bambini rom della zona, nonchè di pressioni sulla prefettura affinchè venisse rimosso il presidio di Pioltello.
Le motivazioni addotte per l'ordinanza si commentano da sole: a) Intralcio al traffico (notoriamente i camion transitano sulle aiuole) b) Lamente le dei vicini per schiamazzi notturni (la casa più vicina dista 300m; e a Piotlello tutto si fa tranne che festeggiare) c) Violazione del decoro pubblico (certo "il mago di Esselunga" rappresenta una vista migliore) d) Blcocchi davanti ai cancelli (già: le merci contano più delle persone, si sa!).

Se la mattinata ha messo in mostra una certa potenza militare al servizio dei magnati della grande distribuzione, l'impalcatura politica che vi è alle spalle mostra tutta la sua debolezza. Incapaci di far funzionare il teatrino delle parti (il padrone, la politica, i sindacati) che ha sempre avuto l'obiettivo di tenere in piedi l'unica vera legge esistente, quella che garantisce il diritto al massimo profitto, sono ora costretti a rimuovere con la forza le cause degli accadimenti che impediscono sonni tranquilli a Caprotti e soci, e cioè la determinazione e l'indipendenza sindacale e politica degli operai in lotta.

Per chi avesse nutrito qualche illusione sulle "istituzioni democratiche" ciò che è avvenuto stamattina può anche essere una doccia fredda, a maggior ragione dopo che la magistratura ha deciso il reintegro dei primi due operai in causa, mettendo cioè in luce la natura discriminatoria e politica dei licenziamenti degli operai in Esselunga;
ma per tutti gli altri é solo la conferma della natura di classe delle istituzioni, a maggior ragione oggi che al governo c'è un esponente della finanza internazionale, sostenuto da tutte le compagini politiche italiane, di destra e di "sinistra".

Lo sgombero del presidio non è quindi altro che lo specchio della loro paura: quella di non riuscire a gestire la politica di lacrime e sangue che il capitale sta imponendo all'insieme dei proletari; la paura che il seme della rivolta dal basso possa contagiare settori di massa sempre più ampi e trovare canali di espressione politica indipendenti e con una chiara prospettiva di cambiamento radicale

Noi continueremo a lottare per giustificare questa loro paura e facciamo appello alla massima partecipazione all'assemblea di stasera, per poter decidere insieme forme di mobilitazione adeguate agli accadimenti di questa mattina. E non solo.

Gli operai in lotta rilanciano la battaglia - Assemblea straordinaria alle 21 davanti ai cancelli

20 marzo 2012 - SI.Cobas - Presidio permanente Pioltello

lunedì 5 marzo 2012

Concluso il presidio dei lavoratori Yamaha di Gerno di Lesmo

Abbiamo ricevuto e pubblichiamo questo comunicato degli ex lavoratori e lavoratrici della Yamaha di Gerno di Lesmo (Monza) sulla conclusione del presidio cominciato quasi 15 mesi fa.

COMUNICATO DEGLI EX LAVORATORI E LAVORATRICI DI YAMAHA MOTOR ITALIA SPA

Gli ex-lavoratori e lavoratrici di Yamaha Motor Italia, in presidio permanente fuori dai cancelli dell’azienda dal 13 Dicembre 2010, -per 445 giorni e notti-, hanno deciso, ad unanimità, di ritenere conclusa solo l’esperienza di lotta del presidio, spostandone modalità, obiettivi e finalità nelle sedi legali e giudiziarie del lavoro, impugnando, dove sarà possibile, i licenziamenti, e ricorrendo alle autorità competenti anche per tutta la parte economica mancante, erogata solamente ad alcuni lavoratori (ulteriori incentivi all’esodo, premio di risultato e visite mediche).

In parallelo stiamo definendo, tramite un legale, a cui daremo presto mandato, a procedere per una causa civile che possa inconfutabilmente dimostrare le effettive “anomalie”, anche e soprattutto a discapito dei lavoratori, contenute nel bilancio aziendale Yamaha Motor Italia dell’anno 2009, una delle cause principali della nostra civile e dignitosa protesta.

Seguirà a breve un ulteriore e più dettagliato comunicato degli ex-lavoratori e lavoratrici Yamaha.


Gerno di Lesmo, 1 Marzo 2012

www.yamaharesistiamo66.it
yamaha66licenziati@tiscali.it

sabato 18 febbraio 2012

Elnagh: un anno di cassa straordinaria, smobilitato il presidio

Dalle trattative in regione degli ultimi due giorni è uscita ufficialmente la notizia della chiusura definitiva della Elnagh di Trivolzio, annunciata ai primi di dicembre: la mobilitazione dei lavoratori non è purtroppo stata sufficiente a evitare questa scelta, di fronte al muro rappresentato dall'atteggiamento della dirigenza che non ha mai voluto prendere in considerazione proposte alternative. Ancora negli ultimi giorni l'amministratore delegato ha manifestato la sua natura arrivando a fare un esposto ai carabinieri contro ignoti per la presenza dei lavoratori ai cancelli, che gli avrebbe impedito di portare fuori i camper (peraltro cosa che non è mai stata tentata).
Grazie ai quasi 80 giorni di presidio permanente gli operai e gli impiegati della Elnagh sono riusciti ad avere un anno di cassa integrazione straordinaria prima della mobilità (da 1 a 3 anni secondo l'anzianità), un'altra misura a cui Sea si è opposta fino all'ultimo e che certamente non sarebbe stata ottenuta senza la pressione del presidio.
Detto questo, rimane la chiusura di un'azienda con 60 anni di storia alle spalle e rimangono soprattutto, anche se rinviati, altri 130 licenziamenti non dovuti alla crisi ma a scelte "strategiche" compiute sulla pelle di 130 persone e delle loro famiglie da parte dei dirigenti di Sea.

mercoledì 15 febbraio 2012

Elnagh di Trivolzio, domani incontro in Regione. Le voci dal presidio dopo la richiesta di sgombero


Domani i lavoratori della Elnagh avranno un incontro alla sede della Regione Lombardia, per un ulteriore tentativo di evitare il licenziamento di 130 persone e la chiusura dell'azienda, che il gruppo Sea ha annunciato a dicembre e che non ha mai voluto mettere in discussione.
Qui sopra, da www.movimentopavia.org, il video realizzato dopo l'incontro in prefettura in cui i lavoratori sono stati informati della richiesta dell'A.D. De Costanzo di sgombero del presidio.

domenica 12 febbraio 2012

"R...esistere per esistere!". Lettera dal presidio della Yamaha di Gerno di Lesmo ai lavoratori della Elnagh

Pubblichiamo una lettera che è arrivata ieri sulla nostra posta elettronica, indirizzata al presidio permanente della Elnagh di Trivolzio e proveniente da un altro presidio di lavoratori e lavoratrici in lotta da più di un anno, quelli della Yamaha Motor Italia di Gerno di Lesmo (Monza). Dal presidio della Elnagh è già partita la risposta.
Per informazioni e contatti, segnaliamo il sito del presidio permanente Yamaha (www.yamaharesistiamo66.it) e il loro indirizzo email (yamaha66licenziati@tiscali.it).


Carissimi amici e lavoratori della Elnagh,
vi siamo vicini in questa vostra lotta per la difesa del posto di lavoro e per la dignità.
Crediamo che la soluzione non sta nell'atto di forza chiesto dall'amministratore delegato bensì nel dialogo tra le parti per la ricerca del bene comune, tenendo conto che 130 famiglie stanno soffrendo per la tragica decisione del licenziamento.
Anche noi, ex-lavoratori di Yamaha Motor Italia, proprio come voi, siamo in presidio permanente da 15 mesi.
E' duro dover lottare per i propri diritti ma siamo certi che ne vale la pena.
R...esistere per esistere!!!!

Vicini con voi nella lotta,

Gli ex-lavoratori e lavoratrici di Yamaha Motor Italia
in presidio permanente dal 13 Dicembre 2010

Gerno di Lesmo (MB)

venerdì 10 febbraio 2012

Elnagh di Trivolzio. L'amministratore delegato chiede lo sgombero

Oggi i delegati della Elnagh di Trivolzio sono stati ricevuti dal prefetto di Pavia: sono stati informati che l'amministratore delegato De Costanzo ha chiesto alle autorità lo sgombero del presidio per poter portare fuori in tutta tranquillità i camper che si trovano nel piazzale dell'azienda.
Dopo due mesi di presidio permanente ovviamente questo non può convincere gli operai della Elnagh a mollare, anche perchè Sea in tutto questo tempo non ha tenuto in minima considerazione le richieste e le necessità di 130 persone che ora sono ad un passo dalla mobilità. Quindi in attesa dell'incontro in regione di giovedì 16 febbraio, nonostante la minaccia dell'uso della forza e dell'arrivo dei camion mandati dall'azienda, il presidio va avanti come prima, giorno e notte.
L'invito per tutte le persone che in questi mesi hanno portato la loro solidarietà a Trivolzio è quello di tenersi aggiornati e continuare a sostenere il presidio anche e soprattutto in questa fase. Ricordiamo che la Elnagh si trova a Trivolzio, a pochi minuti da Pavia: per arrivarci, sul raccordo verso la A7 prendere l'ultima uscita e seguire per Bereguardo-Trivolzio.
Seguiranno presto aggiornamenti e altri contributi.

Lotta alla logistica Esselunga di Pioltello. Martedì presidio a Milano per l'inizio del processo


Dopo 4 mesi di lotta e di presidio permanente, non si ferma la mobilitazione degli operai del consorzio Safra, licenziati per avere protestato e scioperato contro le condizioni schiavistiche e di caporalato presenti all'interno dei magazzini in cui lavorano, quelli della logistica di Esselunga a Pioltello. Ieri sera i licenziati hanno interrotto e occupato il consiglio comunale per portare la loro voce. La prossima settimana inoltre inizierà il processo per il reintegro di questi lavoratori licenziati per motivi politici.

Pubblichiamo il comunicato firmato Si Cobas e Presidio permanente di Pioltello

NO AL CAPORALATO ! NO ALLA PRECARIETA'!
Sostieni la lotta dei lavoratori delle cooperative Esselunga !

Stanchi di essere trattati come bestie da soma senza alcun diritto e dignità, i lavoratori delle cooperative in appalto al polo logistico Esselunga di Pioltello, organizzati nel sindacato di base SI Cobas, sono scesi in sciopero nell'ottobre dello scorso anno e per questo sono stati brutalmente licenziati.
Dal primo di novembre del 2011 hanno dato vita ad un coraggioso presidio permanente che è diventato luogo di incontro per molti lavoratori della fabbriche dell'hinterland milanese e hanno incominciato la resistenza e la lotta contro l'arroganza e la prevaricazione del "sistema Esselunga" che, dietro un'apparenza rassicurante di collaborazione idilliaca all'interno dei magazzini e dei punti vendita, nasconde in realtà un clima terroristico di caporalato e rapporti autoritari, buste paghe non corrette e una continua pesante intimidazione contro i lavoratori che non si dimostrano collaborativi all'arbitrarietà delle scelte aziendali.
La determinazione dei lavoratori in lotta non è stata ancora piegata da licenziamenti, tentativi d'isolamento, silenzio dei media pagati da padron Caprotti, attacchi di crumiri organizzati da cooperative accusate nel passato di "contiguità" con ambienti camorristici, cariche delle forze dell'ordine ai picchetti, denunce e una continuità di provocazioni da parte dell'azienda con manifesti e striscioni strappati, bandiere rubate (sotto gli occhi di polizia e carabinieri che si sono guardati bene di intervenire) e, qualche giorno fa, una raccolta firme tra i lavoratori per chiedere al Prefetto (pena il licenziamento) lo sgombero coatto del presidio con l'appoggio esplicito del sindaco di Pioltello.
Noi riteniamo che un'alternativa radicale sia necessaria e che ne esista la potenzialità concreta proprio all'interno delle lotte che si stanno sviluppando contro i piani di sfruttamento e imparando a difendersi dalla repressione che li accompagna e infatti i lavoratori stanno imparando che l'unica vera legalità è quella della lotta, dell'unità e della capacità di costruire reti di solidarietà.
Martedì 14 febbraio ci saranno le prime udienze del processo contro l'odiosa arbitrarietà dei licenziamenti politici. Invitiamo tutti e tutte a sentirsi parte di questa lotta e praticare la solidarietà partecipando al presidio che si terrà :

MARTEDI 14 FEBBRAIO ORE 9,30
davanti al tribunale del lavoro in via Pace 10 Milano

giovedì 9 febbraio 2012

Cisam di Vellezzo Bellini, da 35 giorni in presidio

Dal 4 gennaio i 19 lavoratori della Cisam di Vellezzo Bellini (Pavia) fanno i turni per non lasciare incustoditi i cancelli dell'azienda: all'interno ci sono migliaia di marmitte finite e parecchio lavoro ancora da fare (infatti fino a settembre c'è del lavoro da svolgere, in particolare per un importante cliente tedesco). Si tratta di materiale che gli operai non vogliono che "qualcuno" faccia sparire prima di ricevere tutti gli stipendi che hanno in arretrato e prima di avere notizie certe e ufficiali sul loro futuro. Si parla anche di possibili acquirenti, ma fino ad ora l'unica proposta prevedeva il licenziamento metà dell'organico, mossa che secondo i lavoratori serviva solo come primo passo di uno smantellamento e che è stata respinta.
Intanto l'azienda è ferma da dicembre, la proprietà, oltre ai debiti con gli stessi operai, ne ha anche con i fornitori, gira la voce che abbia presentato l'istanza di fallimento ma ancora non c'è nulla di ufficiale, mentre tramite avvocati i 19 operai hanno fatto un'ingiunzione per avere ciò che gli spetta.

venerdì 3 febbraio 2012

Milano. Treni notte bene comune, manifestazione domani h. 15

Segnaliamo che domani, sabato 4 febbraio, si terrà a Milano una manifestazione per il ripristino dei treni notte e a sostegno della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici licenziati a dicembre e che da quasi due mesi stanno lottando nelle principali città italiane. L'appuntamento è in largo Cairoli dove il presidio inizierà alle 15.
A Milano intanto uno dei tre lavoratori saliti l'8 dicembre sulla torre faro della stazione centrale sta continuando a resistere con il supporto del presidio permanente sotto di lui.
Per informazioni e contatti: http://it-it.facebook.com/pages/I-Licenziati-dei-Treni-Notte/163437633720892?sk=info

giovedì 26 gennaio 2012

Dalla Cisam presidiata

La situazione è ancora ferma alla Cisam di Vellezzo Bellini, ancora chiusa, con 19 operai che hanno mesi di stipendio in arretrato e non sanno che futuro avranno loro e la loro fabbrica. Per avere i soldi hanno fatto partire un'ingiunzione tramite gli avvocati, mentre si parla di un'istanza di fallimento che sarebbe stata avanzata dalla proprietà (che oltre alla Cisam ha i magazzini della Sds, direttamente collegati, e anche una fabbrica in Ungheria dove si svolge parte del lavoro...) e dell'interesse di un compratore che però non si è ancora fatto vivo. Intanto, nell'incontro di giovedì scorso, i delegati hanno respinto la proposta ufficiosa di continuare la produzione tagliando a metà l'organico, con il licenziamento di 10 di loro, chiedendo piuttosto un contratto di solidarietà per lavorare tutti.
Il presidio va avanti ormai da 20 giorni: i lavoratori si alternano fuori dai cancelli, ricevendo l'appoggio di ex operai, cittadini del paese, di qualche negoziante e del comune di Vellezzo, per impedire un eventuale tentativo dell'azienda di far sparire le centinaia di migliaia di euro che, sotto forma di marmitte o di materiale ancora da lavorare, sono in magazzino. A parte il fatto che i clienti per cui lavorare c'erano ancora quando l'azienda è stata chiusa e che quindi il lavoro deve rimanere dov'è, si tratta di soldi sui quali i 19 lavoratori vantano un credito per via degli stipendi mai pagati, e che quindi continuano a tenere sotto controllo da vicino. Seguiranno aggiornamenti...

domenica 22 gennaio 2012

Dai lavoratori Yamaha Motor di Gerno di Lesmo - Per ulteriore chiarezza

Riceviamo una lettera aperta scritta dai 66 lavoratori e lavoratrici licenziati dalla Yamaha Motor Italia di Gerno di Lesmo (Monza), in risposta alle accuse del sindaco del paese Marco Desiderati. Il sindaco, che è anche parlamentare della Lega nord, dopo aver definito "immorale" la loro richiesta di avere la cassa integrazione in deroga afferma che queste persone, in presidio permanente da oltre un anno, non vogliono lavorare e vogliono fare i cassintegrati a vita.



PER ULTERIORE CHIAREZZA

In risposta al commento “poco edificante” del Sindaco di Lesmo (Mb), nonché Onorevole della  Repubblica Italiana, Signor Marco Desiderati, che accusa gli ex lavoratori e  lavoratrici della Yamaha Motor Italia di “non voler lavorare” e fare i cassaintegrati a vita, cosa assolutamente non veritiera. A tal proposito vorremmo informare che:
1) La chiusura del reparto produzione nel 2009, è avvenuta per decisione unilaterale, e sbagliata,  da parte della Direzione Yamaha, nonostante la vittoria nel campionato mondiale di Valentino Rossi.
2) Siamo stati costretti a salire sul tetto aziendale per avere riconosciuto il diritto alla cassa integrazione, dato che il diritto al lavoro ci era stato negato.
3) Ci siamo resi da subito disponibili a reinserirci  in un percorso lavorativo che prevedeva la produzione di auto elettriche, progetto che ci è stato proposto e poi naufragato per mancanza di finanziatori.
4) Ci siamo iscritti ed abbiamo frequentato corsi di formazione finalizzati alla ricollocazione senza nessun risultato, anche a seguito della crisi che ha investito maggiormente la Brianza.
5) Abbiamo presentato un progetto di auto-imprenditorialità, all’interno di capannoni inutilizzati di Yamaha Motor Italia,  che è stato snobbato dagli organismi predisposti senza neppure una minima valutazione.
6) Abbiamo subìto accordi (Lodo prefettizio), “calati” sulla testa di tutti i lavoratori, che avrebbero sancito la rinuncia alla propria dignità, pagando di tasca propria per avere un posto di lavoro, con rinuncia totale del diritto all’impugnazione del licenziamento.
7) Chi ha accettato di aderire al Lodo prefettizio del luglio 2011 (2 persone) sono tuttora senza una ricollocazione, a dimostrazione che il percorso sottoscritto in Prefettura era incerto ed è rimasto inattuato.
8) I lavoratori e le lavoratrici hanno inoltrato decine di curriculum ad aziende ed agenzie interinali senza tuttavia avere esiti positivi, anzi, addirittura senza avere risposte.
Tutto quanto sopra citato, senza dimenticarci l’accantonamento, definito da tutti, anomalo, di 7.140.000./ Euro, del quale, a tutt’ora attendiamo una risposta esaustiva da parte dell’azienda.
Considerando che le nostre iniziative hanno sempre avuto la CENTRALITA’ DEL DIRITTO AL LAVORO, mentre tutti i sopra citati passaggi sono stati negativi, la RSU e Fiom Cgil si sono impegnati a richiedere alla Direzione Yamaha un periodo di Cassa Integrazione in Deroga (6 mesi + ulteriori 6 mesi) come ulteriore margine di tempo per la ricollocazione lavorativa, in grado di garantire una prospettiva dignitosa per tutti gli interessati al provvedimento di licenziamento.
Abbiamo dimostrato la nostra  serietà e buona volontà nel cercare una soluzione lavorativa dignitosa, così da poter permettere alle nostre famiglie un futuro meno incerto.
Durante questo percorso abbiamo constatato la mancanza di sensibilità verso i temi del lavoro, non solo da parte della Direzione nipponica, ma, purtroppo,   anche da parte delle istituzioni locali (Sindaco di Lesmo e Provincia di MB).
Siamo ancora in presidio ed abbiamo in programma altre iniziative. Chiediamo che le parti in causa dimostrino un sussulto di responsabilità relativa ai ruoli istituzionali ricoperti, per arrivare ad una trattativa seria ed esaustiva, finalizzata alla ricollocazione degli ultimi ex-lavoratori e lavoratrici tuttora senza lavoro.

Gerno di Lesmo, 21 Gennaio 2012

Ex lavoratori e lavoratrici di Yamaha Motor Italia Spa

venerdì 20 gennaio 2012

Milano, domenica 22/1 h. 15 Assemblea autoconvocata al presidio permanente sotto la torre occupata (binario 24 stazione centrale)


Segnaliamo questo appuntamento che segue l'assemblea tenutasi sempre in stazione centrale l'11 gennaio.
A promuoverlo sono quelle realtà che hanno partecipato a quello e ad altri incontri, con lo scopo di unire i diversi presidi e le diverse lotte in corso in questo momento: dai lavoratori dei Treni notte licenziati, in presidio sotto la "torre faro" occupata, al presidio permanente Esselunga di Pioltello ed altri operai delle logistiche, a quello dei 130 operai della Elnagh di Trivolzio, al coordinamento degli autoconvocati di Milano (Maflow, Marcegaglia, Nielsen, comune di Milano, regione Lombardia...).

Questo l'appello:

A tutti gli operai in lotta
A tutti i precari, discoccupati, studenti
A tutti quelli che subiscono gli effetti della crisi

Una crisi devastante si sta abbattendo sui proletari di mezzo mondo, mandando in frantumi tutte le sicurezze sociali e quel senso di relativo benessere che aveva illuso intere generazioni.
Operai licenziati in massa a causa delle operazioni di rapina dei padroni che, in nome della crisi, trasferiscono la produzione laddove si può imporre un maggiore sfruttamento, laddove la frase "diritti dei lavoratori" non è ancora entrata nel vocabolario comune.
Operai vittime di licenziamenti politici, per essersi opposti alle inaccettabili condizioni di sfruttamento e di caporalato, per aver combattuto la morte che aspetta dietro l'angolo a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza, per aver denunciato le angherie e i soprusi subiti quotidianamente dai capi..
In ogni caso sono sempre i lavoratori la prima trincea della guerra che viene scatenata dai padroni in difesa dei loro profitti e che per troppi anni abbiamo subito, in nome di una pace sociale, sindacale e politica, che in teoria doveva garantire migliori condizioni per tutti e che in realtà si è rivelata una trappola micidiale.
Oggi, con la crisi, questa verità storica viene a galla e, con essa, emergono anche le uniche scelte possibili: crollare nella miseria a cui ci vogliono condannare oppure alzarsi e combattere per un futuro diverso.
E sono già decine le situazioni che hanno cominciato a fare questa seconda scelta. Presidi, picchetti, scioperi, occupazioni...la classe operaia sta tornando ad alzare la testa e, con essa, tutti quelli che sono costretti a subire gli effetti della crisi, senza aver mai sposato la causa di chi l'ha prodotta.
Queste sono le premesse comuni alle realtà che si sono incontrate nel fuoco di queste lotte per solidarizzare e darsi forza reciproca, e che hanno cominciato a maturare l'esigenza di dare uno sbocco più avanzato al confronto che ne è venuto.
Ciò che contraddistingue i protagonisti di questo tentativo non è l'appartenenza a questo o quel percorso politico o sindacale, ma piuttosto la volontà di ricostruire un'effettiva unità dal basso utile ad affrontare la situazione attuale e a guardare avanti con maggior fiducia e coraggio.
- Una piattaforma di obiettivi comuni per passare dalla resistenza al contrattacco;
- Un piano di lotta basato sull’obiettivo di rotture reali e con un calendario coordinato;
- Una cassa di resistenza come strumento di autodifesa da costruire insieme;
- Una rete di comunicazione per far circolare informazioni e discussioni interne
Queste le ambizioni e le idee finora emerse nella discussione.
Altre, ovviamente, ne verranno col procedere degli avvenimenti.
Ciò di cui ci sentiamo sicuri è che non c'è tempo da perdere, che le esigenze che qui poniamo sono più che mature e che esistono le forze sufficienti per fare in modo che lo slogan "facciamo pagare ai padroni la loro crisi" diventi realtà.

giovedì 19 gennaio 2012

45° giorno di presidio alla Elnagh di Trivolzio

Continua la lotta dei 130 operai della Elnagh di Trivolzio, storica fabbrica di camper di cui Sea (proprietaria da 10 anni) ha deciso la chiusura, in contraddizione col suo stesso piano industriale, spostando il lavoro negli altri stabilimenti del gruppo ("Profit Before People" da "Aldo" dicembre 2011). La produzione è ferma da inizio dicembre: da allora i lavoratori sono in presidio davanti ai cancelli. La prima risposta ai piani dell'amministratore delegato De Costanzo è quindi quella di bloccare all'interno dell'azienda tutti i camper e le roulotte prodotte a Trivolzio, mentre la richiesta è quella dei contratti di solidarietà con cui ripartire il lavoro tra tutti gli stabilimenti di Sea, senza sacrificarne nessuno. La proprietà non ha mostrato nessuna disponibilità su questo punto, e ha preso tempo con offerte di trasferimento in Toscana per una decina di dipendenti sui 130 di Pavia o citando un ipotetico "mister x" interessato a rilevare il marchio Elnagh.
I tempi però stringono perchè al termine dei 75 giorni di consultazione (quindi dal 19 febbraio) stando così le cose i 130 operai della Elnagh finiranno direttamente in mobilità.

lunedì 16 gennaio 2012

Aggiornamenti dalla Cisam di Vellezzo Bellini

Teoricamente dovevano rientrare oggi al lavoro i 19 operai della Cisam di Vellezzo, ma la fabbrica è ancora chiusa. Oggi era infatti il termine di un periodo di cassa integrazione chiesta dall'azienda ma mai autorizzata, che quindi esiste solo nelle parole dei proprietari: intanto gli operai si trovano senza un reddito e sono ancora in attesa dello stipendio di dicembre oltre che di gran parte di quello di novembre e della tredicesima. Di fronte a tutto questo, nessuna notizia ufficiale è arrivata. La proprietà per giorni e giorni non ha dato segni di vita, con i suoi dipendenti in presidio ai cancelli, e poi ha fatto addirittura circolare voci di possibili denunce verso gli stessi lavoratori proprio per aver parlato con i giornalisti della "scomparsa" del loro padrone.
In settimana ci saranno incontri che potrebbero portare un chiarimento sulla condizione finanziaria dell'azienda, che dichiara anche di non avere la liquidità per pagare gli stipendi arretrati.
Nel frattempo, da 10 giorni gli operai continuano a fare i turni per presidiare giorno e notte i cancelli, per evitare che lo stabilimento venga smantellato e che vengano portate via le diverse migliaia di marmitte che si trovano ancora all'interno.

venerdì 13 gennaio 2012

Manifestazione alla Yamaha


Riceviamo da yamaha66licenziati@tiscali.it la notizia di una nuova mobilitazione contro i licenziamenti alla Yamaha di Lesmo (Monza), annunciata per la mattina di lunedì 16 gennaio. Questo il comunicato:

Yamaha Motor Italia Spa ha spedito le lettere di licenziamento ai lavoratori cassaintegrati, senza aver ritenuto opportuno valutare la possibilità di richiedere la Cassa in Deroga, strumento essenziale, che sarebbe servito per poter ricollocare i dipendenti rimasti ancora senza occupazione, gettandoli così nel baratro del precariato.

I lavoratori e le lavoratrici licenziati da Yamaha faranno una manifestazione con volantinaggio fuori dai cancelli  dell'azienda a Gerno di Lesmo

LUNEDI’ 16 GENNAIO 2012 a partire dalle ore 8,00.

La nostra lotta continuerà, perché perdere un posto di lavoro è già di per sé una cosa drammatica, perderlo senza lottare, per la nostra dignità, è un peso che noi lavoratori e lavoratrici Yamaha non vogliamo avere.

Andremo avanti fino all’ultimo con vertenze legali e speriamo che la nostra lotta serva  a tutti coloro che ancora lottano e si ribellano contro l'arroganza delle rispettive aziende, che si arricchiscono con il sudore e la professionalità della classe lavoratrice per poi disfarsene quando le lavoratrici ed i lavoratori "pretendono" di difendere i diritti, la dignità ed il lavoro!

Le lavoratrici e  lavoratori
di Yamaha in presidio permanente
dal 13 Dicembre 2010


www.yamaharesistiamo66.it 


martedì 10 gennaio 2012

Domani 11/1 h. 16 Binario 21 chiama Milano e dintorni. Assemblea in stazione centrale


Domani alle 16 ci sarà un'assemblea aperta a tutti al presidio al binario 21 della stazione centrale di Milano. L'assemblea è organizzata dai lavoratori dei "treni notte" in lotta contro 800 licenziamenti in tutta Italia: tre di loro sono su una torre della stessa stazione da oltre un mese. Questo incontro sarà l'occasione per un incontro e una unione dal basso delle lotte che stanno interessando il territorio milanese ma non solo (come testimoniano anche i casi della provincia di Pavia). Tra i partecipanti all'assemblea di domani ci saranno anche le realtà che si sono trovate domenica a Pioltello: dai lavoratori della logistica Esselunga e di altre cooperative a quelli di Jabil, Maflow e Marcegaglia.

Qui sotto, il comunicato dell'assemblea svoltasi domenica a Pioltello:
L'assemblea di domenica 8 gennaio a Pioltello, che ha visto la presenza di oltre 150 persone, provenienti da varie cooperative (Esselunga-Pioltello, Ortofin - Settala/Liscate, Fiege - Brembio, Tnt-Piacenza, Sda-Carpiano, DHL-S.Giuliano, il Gigante-Basiano) e fabbriche (Jabil, Maflow, Marcegaglia), e in rappresentanza delle varie forze che stanno sostendendo il presidio permanente davanti a Esselunga, ha definito i seguenti punti di lavoro e di azione unitari. 1) Piena solidarietà alla lotta ad oltranza messa in piedi dagli operai delle cooperative dell'Esselunga di Pioltello. Dopo gli attacchi al presidio di inizio anno e la risposta di giovedì notte, è fondamentale rafforzare la presenza davanti ai cancelli e produrre nuove azioni di lotta capaci di mantenere la pressione su Esselunga e sulle cooperative ad essa affiliate. Inoltre va rilanciata la battaglia, finora vincente, per una cassa di resistenza che permetta agli operai in lotta di mantenere l'attuale posizione. Per definire un adeguato calendario di mobilitazione: assemblea venerdì 13 gennaio alle ore 21 davanti ai cancelli. Seguirà volantinaggio al cambio turno.
2) Unifichiamo le diverse esperienze di lotta che la classe operaia e l'insieme dei lavoratori stanno mettendo in campo. Le risposte concrete agli attacchi specifici e generali che i proletari stanno subendo in questa fase son ol a premessa. Di particoalre importanza è proseguire sulla strada, che ha cominciato a esprimersi attivamente nell'assemblea di domenica, di unificazione del movimento di lotta nelle cooperative con le battaglie di resistenza che stanno producendo gli operai di diverse fabbriche in crisi. Da questo punto di vista si è decisa la partecipazione con la più ampia delegazione possibile all'assemblea indetta dai licenzaiti della Wagon-lits convocata per mercoledì alle 16 al binario 21 della stazione centrale. L'appuntamento per tutti i sostenitori della lotta dell'Esselunga è alle ore 15,30 di mercoledì nell'atrio della stazione.
3) Indiciamo per il giorno 27 gennaio una giornata di sciopero con manifestazione a Milano. Pensiamo ad una manifestazione capace di mettere in campo la prospettiva di cui sopra e di unificare, in piazza, le forze che intendono percorrerla. Pur con tutte le perplessità che derivano dell'ennesimo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base che rischia di essere velleitario e auto-procalmatorio, si ritiene possa esere un'occasione utile per scendere in campo con una prospettiva politica di unificazione delle lotte reali, come già avvenuto il 16 novembre 2011. Nei prossimi giorni verrà quindi prodotto un appello che va in questa direzione, su cui puntare a organizzare assemblee diffuse tra i lavoratori dei diversi comaprti e in diverse città della regione, per giungere ad un'assemblea unitaria che definisca i contenuti specifici e le forme della mobilitazione qui proposta.

lunedì 9 gennaio 2012

Dalla Cisam di Vellezzo Bellini (PV)

A pochi chilometri dalla Elnagh di Trivolzio in lotta, altri operai presidiano i cancelli della loro fabbrica: si tratta dei 19 dipendenti della Cisam di Vellezzo Bellini (poche centinaia di metri dalla statale dei Giovi), produzione di marmitte d'auto per i ricambisti. L'attività è ferma e l'azienda sembra avviata verso la chiusura: c'è stato un calo degli affari ma i lavoratori non sono stati informati di nessuna decisione né di un possibile fallimento. Inoltre le settimane di cassa integrazione che hanno fatto non erano in realtà state autorizzate e quindi c'è il rischio che per quel periodo non ricevano nulla. Questo si somma ai mancati pagamenti degli stipendi degli ultimi mesi: gli operai hanno avuto solo in parte lo stipendio di novembre, non hanno visto un euro di quello di dicembre ed hanno ricevuto solo una piccola parte della tredicesima.
La proprietà afferma di non avere liquidità, ma ha recentemente fatto portare via dei camion carichi di marmitte: il resto del prodotto finito è ora fermo all'interno dello stabilimento per il blocco che gli operai stanno facendo ai cancelli come auto-garanzia sul credito che hanno nei confronti dell'azienda. Segnaliamo che in questi giorni c'è già stato un primo incontro tra questa realtà e gli operai della Elnagh, da oltre un mese in lotta in difesa di 130 posti di lavoro.
Seguiranno presto aggiornamenti.

venerdì 6 gennaio 2012

Un mese di presidio alla Elnagh di Trivolzio

E' passato il primo mese di presidio alla Elnagh di Trivolzio, dove 130 operai sono in lotta contro la chiusura dello stabilimento di camper e contro i licenziamenti. La chiusura, decisa dal gruppo Sea nell'ambito di una riorganizzazione che segue anni di gestione finanziaria fallimentare e contrasta con i piani comunicati lo scorso anno ai lavoratori, è stata annunciata il 5 dicembre: da allora i cancelli sono presidiati. I lavoratori chiedono che il lavoro da fare sia ripartito tra tutte le sedi italiane del gruppo, ricorrendo a dei contratti di solidarietà, senza che venga sacrificato nessuno stabilimento; negli incontri con i sindacati l'amministratore delegato De Costanzo non ha però dimostrato nessuna disponibilità a fare un passo indietro. Per il momento la risposta dei lavoratori è continuare il presidio, che dal 12 dicembre è permanente, 24 ore su 24, per impedire che l'azienda porti via i camper e le roulotte finite dal piazzale dell'azienda.

Segnaliamo che domani al presidio, alle ore 16:00, sarà ospite per un'assemblea pubblica Giorgio Cremaschi, dirigente sindacale della Fiom Cgil.
Per chiunque voglia raggiungere il presidio: per chi arriva da Pavia, prendere l'ultima uscita del raccordo per la A7 e quindi svoltare a sinistra. Per chi arriva dalla Milano-Genova, dopo l'uscita Bereguardo seguire per Trivolzio-Bereguardo.